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La proposta della Commissione per la PAC post 2020

Commissione europea – Comunicato stampa

Bruxelles, 1° giugno 2018

Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE (2021-2027), la Commissione propone di modernizzare e semplificare la politica agricola comune (PAC).

Con un bilancio di 365 miliardi di EUR, le proposte assicurano che la PAC resti una politica “a prova di futuro”, continui a sostenere gli agricoltori e le comunità rurali, guidi lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura dell’UE e rispecchi l’ambizione dell’UE in materia di tutela ambientale e di azione per il clima. Le proposte odierne conferiscono agli Stati membri maggiore flessibilità e responsabilità per scegliere come e dove investire i propri finanziamenti PAC al fine di raggiungere traguardi ambiziosi stabiliti a livello dell’UE per un settore agricolo intelligente, resiliente, sostenibile e competitivo, assicurando al tempo stesso un sostegno equo e più mirato al reddito degli agricoltori.

Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “La politica agricola comune è una delle nostre politiche principali e incide sulla vita di tutti gli europei. Queste solide proposte contribuiranno ad aumentare la competitività del settore agricolo, rafforzandone al tempo stesso la sostenibilità. Con il nuovo modello di attuazione, diamo più sussidiarietà agli Stati membri per potenziare l’efficacia della politica e monitorarne meglio i risultati.”

Phil Hogan, Commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato: “La proposta di oggi realizza l’impegno della Commissione a modernizzare e semplificare la politica agricola comune, mettere in atto una vera sussidiarietà con gli Stati membri, assicurare un settore agricolo più resiliente in Europa e accrescere il livello di ambizione in materia di ambiente e clima della politica.”

Le principali caratteristiche delle proposte avanzate dalla Commissione per una PAC moderna e semplificata sono indicate di seguito.

1. Un nuovo metodo di lavoro. Gli Stati membri godranno di una maggiore flessibilità per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle dotazioni loro assegnate e potranno progettare programmi su misura che rispondano più efficacemente alle preoccupazioni degli agricoltori e delle comunità rurali in senso ampio. Gli Stati membri avranno anche la possibilità di trasferire fino al 15% delle proprie dotazioni PAC dai pagamenti diretti allo sviluppo rurale e viceversa, per assicurare il finanziamento delle proprie priorità e misure. Saranno assicurate condizioni di parità tra gli Stati membri attraverso:

  • piani strategici definiti per l’intero periodo, che stabiliscano le modalità con cui ciascuno Stato membro intende conseguire nove obiettivi economici, ambientali e sociali a livello dell’UE, utilizzando sia il sostegno sotto forma di pagamenti diretti che quello per lo sviluppo rurale. La Commissione approverà ogni piano per assicurare la coerenza e la tutela del mercato unico;
  • la Commissione seguirà da vicino i risultati di ciascun paese e i progressi verso il raggiungimento dei target concordati.

2. Una politica più equa mediante un sostegno più mirato. I pagamenti diretti rimarranno una componente essenziale della politica, assicurandone la stabilità e la prevedibilità per gli agricoltori. Sarà data priorità al sostegno delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, che costituiscono la maggioranza nel settore agricolo dell’UE, e agli aiuti ai giovani agricoltori. La Commissione continuerà ad adoperarsi per una distribuzione più equa dei pagamenti diretti tra gli Stati membri mediante la convergenza esterna.

Inoltre:

  • i pagamenti diretti agli agricoltori saranno ridotti a partire da 60 000 € e limitati a 100 000 € per azienda agricola. Si terrà debitamente conto del costo del lavoro. In questo modo si assicura una distribuzione più equa dei pagamenti;
  • le aziende agricole di piccole e medie dimensioni riceveranno un sostegno più elevato per ettaro;
  • i paesi dovranno accantonare almeno il 2% della dotazione per pagamenti diretti per aiutare i giovani agricoltori ad avviare la propria attività. Tale iniziativa sarà integrata da un sostegno finanziario per lo sviluppo rurale e diverse misure per facilitare l’accesso alla terra e i trasferimenti di terreni.

3. Ambizioni più elevate in materia di ambiente e di azione per il clima. I cambiamenti climatici, le risorse naturali, la biodiversità, gli habitat e i paesaggi sono tutti aspetti compresi negli obiettivi a livello dell’UE proposti oggi. Il sostegno al reddito degli agricoltori dipende già dall’attuazione di pratiche rispettose dell’ambiente e del clima e la nuova PAC richiederà agli agricoltori di conseguire obiettivi più ambiziosi grazie a misure obbligatorie e basate su incentivi:

  • i pagamenti diretti saranno subordinati a requisiti ambientali e climatici più rigorosi;
  • ciascuno Stato membro dovrà offrire regimi ecologici che aiuteranno gli agricoltori ad andare oltre i requisiti obbligatori e che saranno finanziati con una quota delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti;
  • almeno il 30% di ciascuna dotazione nazionale per lo sviluppo rurale sarà dedicata alle misure ambientali e climatiche;
  • il 40% del bilancio complessivo della PAC dovrebbe contribuire all’azione per il clima;
  • oltre alla possibilità di trasferire il 15% delle dotazioni tra i pilastri, gli Stati membri avranno anche la possibilità di trasferire un ulteriore 15% dal pilastro 1 al pilastro 2 per le spese relative alle misure climatiche e ambientali (senza cofinanziamento nazionale).

4. Maggiore utilizzo di conoscenze e innovazioni. Una PAC più moderna si avvarrà delle tecnologie e delle innovazioni più recenti, fornendo un aiuto sul campo agli agricoltori e alle pubbliche amministrazioni, in particolare:

  • mettendo a disposizione un bilancio di 10 miliardi di € nell’ambito del programma di ricerca dell’UE Orizzonte Europa destinati a progetti di ricerca e innovazione nel settore dell’alimentazione, dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della bioeconomia;
  • incoraggiando gli Stati membri a utilizzare i big data e le nuove tecnologie per i controlli e il monitoraggio (ad esempio, verificando le dimensioni dell’azienda agricola ai fini delle domande di pagamenti diretti mediante dati satellitari), con una conseguente diminuzione della necessità di effettuare controlli in loco;
  • promuovendo la digitalizzazione della vita rurale, ad esempio ampliando l’accesso alla banda larga nelle regioni rurali, migliorando così la qualità della vita in queste regioni e contribuendo ulteriormente alla competitività della produzione agricola europea.

Prossime tappe

Un accordo in tempi brevi sul bilancio complessivo a lungo termine dell’UE e sulle relative proposte settoriali è fondamentale per garantire che i fondi dell’UE comincino a produrre risultati sul terreno quanto prima possibile e che gli agricoltori possano contare sulla certezza e sulla prevedibilità necessarie per prendere le proprie decisioni commerciali e di investimento.

Ritardi come quelli registrati all’inizio dell’attuale periodo di bilancio 2014-2020 comprometterebbero la possibilità per gli agricoltori e le amministrazioni nazionali di beneficiare della riduzione della burocrazia, della maggiore flessibilità e dei risultati più efficaci legati alla nuova PAC. I ritardi di approvazione del futuro bilancio ritarderebbero anche l’avvio di migliaia di potenziali nuovi progetti in tutta l’UE che sono concepiti per sostenere gli agricoltori e le comunità rurali e che affrontano tematiche che vanno dal rafforzare la tutela ambientale ad attrarre nuovi agricoltori.

Un accordo nel 2019 sul prossimo bilancio a lungo termine consentirebbe una transizione agevole tra l’attuale bilancio a lungo termine (2014-2020) e quello successivo, garantendo la prevedibilità e la continuità dei finanziamenti a beneficio di tutti.

Per ulteriori informazioni

Schede informative sulle proposte legislative sono disponibili qui

MEMO: La politica agricola comune dopo il 2020

Ulteriori informazioni sul bilancio dell’UE per il futuro sono disponibili qui

LINK comunicato stampa http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-3985_it.htm

La xylella sale al Nord di 20 km

Il Comitato Ue per la salute delle piante ha approvato la proposta della Commissione europea di estendere l’attuale area di quarantena per la xylella in Puglia di circa 20 chilometri verso il Nord della regione, arrivando fino a Monopoli.
Per la prima volta sarebbe così intaccata anche la provincia di Bari, vero cuore produttivo dell’olio extravergine d’oliva italiano. La notizia è arrivata proprio mentre a Bari era in corso una seduta del Consiglio regionale pugliese sull’emergenza xylella. «Se qualcuno pensa che la Puglia si arrenderà alla xylella si è sbagliato. Siamo in partita, siamo in grado, se il Governo nazionale ci darà il decreto, di procedere all’abbattimento degli alberi senza ritardo, di farlo mentre spiegheremo all’Unione Europea che questo provvedimento di oggi sull’estensione dell’attuale area di quarantena per la xylella in Puglia è completamente sbagliato» ha detto il presidente della Regione Michele Emiliano.
Solo pochi giorni prima, peraltro, la Commissione europea aveva deferito l’Italia in Corte di giustizia Ue per non aver pienamente applicato tutte le misure necessarie per fermare l’avanzata del batterio.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 20/2018 a pag. 9

Piante officinali: arriva il decreto

Pubblicato il Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali ai sensi dell’articolo 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154. Il decreto, ai sensi dell’articolo 5 della legge delega, costituisce il nuovo Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali. Il testo fa proprie le conclusioni del Tavolo di filiera delle piante officinali, istituito nel 2013, e, tenendo conto delle normative europee, adegua la disciplina vigente dando un nuovo assetto al settore, in modo da favorirne la crescita e lo sviluppo e da valorizzare le produzioni nazionali, garantendo al contempo una maggiore trasparenza e conoscenza al consumatore finale. In particolare, il decreto:

–          fornisce una nuova definizione di piante officinali, prevedendo inoltre l’istituzione dei registri varietali delle specie di piante officinali, nei quali sono elencate le piante officinali ammesse alla commercializzazione e sono stabilite le modalità e le condizioni per la certificazione delle sementi;
–          chiarisce in maniera inequivoca che la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione delle piante officinali sono considerate a tutti gli effetti attività agricole;
–          disciplina la raccolta spontanea, in modo da evitare il depauperamento delle aree a questa destinate e da favorire una maggiore conoscenza delle stesse zone, delle piante e dell’ambiente in cui si sviluppano;
–          stabilisce che, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, deve essere adottato il Piano di
settore della filiera delle piante officinali, che costituisce lo strumento programmatico strategico diretto a individuare gli interventi prioritari per migliorare le condizioni di produzione e di prima trasformazione delle piante officinali, al fine di incentivare lo sviluppo di una filiera integrata dal punto di vista ambientale, di definire forme di aggregazione professionale e
interprofessionale capaci di creare condizioni di redditività per l’impresa agricola e di realizzare un coordinamento della ricerca nel settore;
–          prevede, per le Regioni, la possibilità di istituire, nel rispetto della normativa dell’Unione europea, marchi finalizzati a certificare il rispetto di standard di qualità nella filiera delle piante officinali. Il testo ha ottenuto il parere
favorevole del Consiglio di Stato, valorizza e tiene conto delle indicazioni delle Commissioni parlamentari competenti e delle osservazioni della Conferenza unificata, nonché, per la parte relativa all’istituzione di “Marchi collettivi di identificazione delle piante officinali” finalizzati a certificare il rispetto di standard di qualità nella filiera delle piante officinali, che costituisce una regola tecnica poiché reca disposizioni la cui osservanza è obbligatoria de jure, del parere della Commissione europea.

Canapa, dal Mipaaf un po’ di chiarezza

Sul sito internet del Mipaaf è stata pubblicata la circolare con le disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa.  L’obiettivo è chiarire la portata e le regole di attuazione dalla legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale, entrata in vigore il 14 gennaio 2017.

Con le nuove norme infatti non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno 12 mesi i cartellini delle sementi utilizzate.
La canapa è coltura ammessa al regime del pagamento di base e i terreni dove si coltivano possono essere, quindi, utilizzati per l’attivazione dei titoli Pac disaccoppiati e per l’erogazione del supplemento greening.

Tutto ciò è tuttavia subordinato ad alcune condizioni stabilite nella legislazione comunitaria che di recente è stata oggetto di modifica con due regolamenti applicativi (uno delegato e l’altro di esecuzione). In caso di superfici utilizzate per la produzione di canapa, nella domanda unica di pagamento annuale della Pac è necessario indicare tutte le informazioni richieste per l’identificazione delle parcelle seminate, specificando le varietà di sementi utilizzate e i quantitativi di sementi utilizzati (kg/ha). Infine è necessario trasmettere le etichette ufficiali poste sugli imballaggi delle sementi.

Tratto dall’articolo pubblicato dell’Informatore Agrario n. 20/2018 a pag. 12

L’Agricoltura nel contratto di Governo M5S-Lega

Al capitolo 3:  Agricoltura , Pesca – Made in Italy

Il settore agricolo italiano, uno dei più promettenti dell’economia, è da tempo impegnato a sopravvivere nella competizione globale dei mercati. Gli agricoltori si muovono in un sistema governato da politiche di settore ormai quasi di competenza esclusiva della Politica Agricola Comune (PAC).

Storicamente il Governo italiano è stato remissivo e rinunciatario in Europa rispetto alle esigenze del settore agricolo, preferendo spesso lasciare il campo ad interessi europei opposti rispetto alle esigenze nazionali. È necessaria una nuova presenza del Governo italiano a Bruxelles per riformare la politica agricola comune (PAC). In questo contesto è imprescindibile integrare le misure di sostegno all’agricoltura, in specie quelle di sviluppo rurale, con interventi espressamente finalizzati a realizzare obiettivi di interesse generale, quali la tutela del paesaggio, la difesa degli assetti idrogeologici, la sicurezza alimentare. Il nostro impegno per il futuro è quello di difendere la sovranità alimentare dell’Italia e tutelare le eccellenze del Made in Italy. A tal fine è fondamentale incidere nel contesto normativo dell’Unione Europea e condizionare le scelte all’interno della prossima riforma della PAC, nonché individuare strumenti per garantire tempi certi nell’attribuzione ed erogazione, da parte delle Regioni, dei fondi della PAC. Il settore agricolo avrà altresì bisogno di un nuovo approccio europeo agli accordi di libero scambio con i paesi terzi. Sarà quindi prioritario fare in modo che questi trattati siano necessariamente qualificati come misti dall’Unione Europea e pertanto, ratificati dagli Stati Membri ed esaminati dai Parlamenti nazionali in base alle rispettive procedure di ratifica.  Riteniamo prioritario, a tutela del Made in Italy, adottare un sistema di  etichettatura corretto e trasparente che garantisca una migliore tutela dei consumatori.

Altro pilastro dell’azione di governo in tema di agricoltura deve essere la riforma dell’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e del Sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo (SIAN). Con riferimento alla pesca occorre intervenire per dare un concreto aiuto e un sostegno alla piccola pesca; riconsiderare in sede europea i vincoli e le direttive impartite al settore (come quelle che impongono i “fermi pesca” non basati su criteri oggettivi, ma su valutazione di carattere
burocratico) per meglio salvaguardare la pesca italiana.

Una particolare attenzione sarà riservata all’agricoltura in territori, come quelli montani e in pendenza, nei quali essa rappresenta un’attività indispensabile per l’economia locale, per la gestione e tutela del territorio, del paesaggio nonché per la tutela e valorizzazione di produzioni uniche, di elevato valore qualitativo e tradizionale, che connotano il Paese.

CNO e AIFO uniti per rafforzare olivicoltura italiana

Il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (CNO) ha accolto nei giorni scorsi l’ingresso nella sua base associativa dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO), prima realtà italiana nel suo settore.

Questo significa che oltre 450 frantoi in tutta Italia entreranno a far parte di una rete improntata su qualità e tracciabilità, costruita negli anni dal CNO, contribuendo a dar valore all’olio extravergine d’oliva italiano frutto del lavoro quotidiano di centinaia di migliaia di olivicoltori. L’ingresso di AIFO rafforza una realtà che vanta su tutto il territorio nazionale 30 organizzazioni di produttori con 140.000 olivicoltori aderenti che gestiscono complessivamente circa 180.000 ettari di oliveti e che hanno consentito al Consorzio Nazionale degli Olivicoltori di essere la più importante organizzazione della produzione olivicola italiana.

Tratto da www.bitontovita.it del 16 maggio 2018

Convegno M5S: nuovi scenari per le politiche comunitarie: la partita dell’Italia per il dopo 2020

In questi giorni si avvia la discussione sulle nuove politiche comunitarie, a partire dalla proposta di revisione del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), dove trova spazio la revisione della Politica Agricola Comune.

I prossimi mesi saranno decisivi per il futuro dell’Unione europea e della Pac. Per risolvere queste ed altre sfide, sono necessarie politiche e strategie globali a medio-lungo termine, sostenute da adeguati mezzi finanziari, a livello sia europeo che nazionale. Per questo il M5S è promotore del convegno ‘Nuovi scenari per le politiche comunitarie: la partita dell’Italia per il dopo 2020’, che si terrà a Roma martedì 15 maggio presso l’Auletta dei Gruppi parlamentari di Montecitorio.

L’iniziativa rappresenta un’occasione di confronto sul processo di revisione delle politiche dell’unione europea e sul ruolo della politica agricola comunitaria, un primo tassello per un’azione di approfondimento da porre in essere su tematiche strategiche per il nostro Paese. Sono ancora tanti gli ostacoli che devono essere superati e l’Italia, che ha sempre gestito con un certo affanno i fondi europei, rischia di veder sfumare somme notevoli, fondamentali per alcune aree del Belpaese.

Quindi è necessario più che mai mettere al centro del dibattito le opzioni che si vanno profilando, identificare le opportunità da cogliere per disegnare gli strumenti che meglio di altri siano in grado di sostenere il nostro sistema agro-alimentare, e costruire un percorso di approfondimento e conoscenza. Vogliamo andare in Europa con un messaggio forte per difendere l’agricoltura italiana.

di Filippo Gallinella

 

Ad ACQUACAMPUS 2018 si parla di innovazione per l’agricoltura irrigua

ACQUA CAMPUS 2018

10 MAGGIO – RIMINI MACFRUT

GIORNATA NAZIONALE PER L’INNOVAZIONE PER AGRICOLTURA IRRIGUA

In teoria il nostro Paese sarebbe ricco di acqua, in quanto l’afflusso totale medio annuo, costituito dalle precipitazioni meteoriche, risulta di circa 300 miliardi di metri cubi, corrispondente ad una altezza media di precipitazioni di 1.000 mm, superiore alla media europea (circa 650 mm), nonché a quella delle terre emerse (730 mm).

L’evaporazione però restituisce all’atmosfera quasi la metà delle precipitazioni totali.

Inoltre quasi tutti i corsi d’acqua, con forti escursioni nelle portate, durante il periodi delle grandi piogge scaricano a mare imponenti portate di acqua dolce mentre risultano quasi asciutti nel periodo estivo.

La Conferenza Nazionale delle acque del 1971, concluse i lavori asserendo che un consistente aumento di disponibilità delle risorse idriche avrebbe potuto ottenersi solo costruendo serbatoi di regolazione, ipotizzando che le risorse potenziali disponibili, stimate in 110 miliardi di metri cubi, potessero essere raccolte per circa la metà.

Il Ministero Infrastrutture e Trasporti indicava, nel febbraio 2015, l’esistenza 542 grandi dighe con una capacità complessiva di 13,7 miliardi di metri cubi di acqua, peraltro con una età media di quasi 60 anni.

I cambiamenti climatici in atto negli ultimi anni e gli effetti degli stessi sul territorio e sull’agricoltura hanno fatto emergere urgenti necessità di intervento.

Sulla base dei dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (CNR-ISAC) l’estate 2017 in Italia si è classificata al sesto posto tra gli anni più caldi dal 1800, con una temperatura di 1,16 gradi centigradi superiore alla media del periodo di riferimento, ma soprattutto è stato l’anno più secco di sempre, con circa il 31% di acqua in meno della media provocando la siccità più grave da 217 anni.

Il mese di gennaio, iniziato con nevicate record, bufere e piogge eccezionali, sta facendo registrare temperature massime superiori alla media storica anche di 4,5 gradi.

Nel 2018 non sembra che la tendenza si sia invertita, in particolare nel sud del Paese dove la risorsa idrica nella stagione irrigua deriva prevalentemente da serbatoi artificiali (realizzati a compenso pluriennale), a fine aprile 2017 in Puglia i serbatoi della Capitanata contenevano 288,87 milioni di mc, alla stessa data di quest’anno 255,59 milioni di mc, circa l’88% dello scorso anno, 33 milioni in meno, analoghe situazioni anche nelle altre regioni del Mezzogiorno e il 2017 è stato certamente un anno siccitoso.

Si ritiene quindi necessario provvedere da un lato a realizzare serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene al fine di regolare la cospicua quantità di acqua della stagione piovosa e conservare tale risorsa per la stagione irrigua.

Dall’altro lato, risulta non più rinviabile sia ammodernare e razionalizzare le reti consortili per lo scolo delle acque, realizzate per un territorio rurale ormai scomparso, sia completare, ammodernare e rendere più efficienti gli esistenti impianti di irrigazione collettiva.

Da tali necessità è discesa l’esigenza di un Piano nazionale di piccoli e medi invasi, nonché di infrastrutture per razionalizzare l’utilizzo della risorsa, che prevede la realizzazione, in 20 anni, di circa 2.000 interventi, per i quali i Consorzi di bonifica e di irrigazione già dispongono di oltre 400 progetti definitivi ed esecutivi.

Tale piano, predisposto da ANBI, è stato condiviso dall’Unità di Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne ha approvato finalità e specifici obiettivi.

Risulta anche necessario provvedere parallelamente ad incrementare la capacità di invaso con la realizzazione, da parte dei privati, di laghetti collinari, piccoli invasi, vasche, serbatoi.

Si è quindi registrato con viva soddisfazione che la legge di bilancio per l’anno 2018 (L. n. 205/2017) ha disposto il finanziamento di 50 milioni di euro all’anno per 5 anni per un piano straordinario per il Piano Invaso proposto dall’ANBI.

Peraltro risulterebbe di grande importanza avviare un censimento sul territorio nazionale delle vasche e dei piccoli invasi esistenti, infatti mentre esiste, presso il MIT, un elenco delle grandi dighe, non si ha notizia del numero e capacità degli invasi e serbatoi di competenza delle regioni.

Infine va considerato il problema degli interrimenti dei serbatoi, al riguardo, da un lato, vanno considerati gli interventi atti a ridurre tale fenomeno (consolidamenti pendici, inerbimenti, ecc.), dall’altro, risulta importante adeguare le normative vigenti che attualmente prescrivono il conferimento a discarica del materiale estratto, indipendentemente dalla sua composizione, con costi insostenibili in molte realtà.

Ormai in Italia l’esercizio dell’agricoltura non può più prescindere dalla disponibilità di acqua in quantità e qualità adeguata per continuare ad essere competitiva sui mercati internazionali attraverso la produzione delle colture di pregio, tra le quali rientra certamente la frutticoltura, che costituiscono le eccellenze alimentari del nostro Paese il cosiddetto “made in Italy”.

In tale contesto si colloca la carenza di acqua e di cibo in molte aree della terra (ed anche il consistente spreco che comunemente si riscontra nei Paesi cosiddetti civilizzati) risulta la causa principale dei flussi migratori che stanno avvenendo e che sono certamente destinati ad aumentare nei prossimi anni. Inoltre, come già indicato, lo strutturarsi dei cambiamenti climatici purtroppo incrementerà le alluvioni ed i fenomeni siccitosi che già da alcuni anni si presentano con drammatici effetti sui nostri territori.

I Consorzi di bonifica e di irrigazione, che da sempre svolgono il proprio fondamentale ruolo, ormai finalmente riconosciuto, nella difesa del suolo e la razionale gestione delle acque, continuano ad esservi impegnati con sempre maggiore forza, anche grazie alle richiamate opportunità finanziarie che negli ultimi anni si sono aperte, per realizzare interventi tesi a migliorare ed adeguare le opere pubbliche da essi gestite alla nuova realtà territoriale ormai esistente nel Paese. Ma questo non è più sufficiente, è infatti necessario provvedere anche ad aumentare la ricerca e la innovazione in agricoltura irrigua per fare in modo di incrementare e migliorare le produzioni o, quantomeno, mantenere le produzioni attuali ma con un utilizzo minore dei fattori necessari alle coltivazioni (acqua, energia, concimi, pesticidi, ecc) e riducendo costi e sprechi alimentari.

Si ritiene quindi indispensabile investire per sviluppare la razionalizzazione ed il controllo dei sistemi irrigui: le piattaforme di consiglio irriguo, la irrigazione localizzata (anche sotterranea ed arricchita con piani di fertilizzazione), incrementare la integrazione con le informazioni provenienti da reti di stazioni meteorologiche e sensori privati (anche con utilizzo di droni e dati satellitari). Risulta anche importante incentivare il monitoraggio in tempo reale del livello dei canali di scolo in modo da allertare per tempo le popolazioni dei territori in caso di eccezionali precipitazioni. È auspicabile ottenere una sempre maggiore concertazione e condivisione dei dati tra tutti i soggetti che hanno competenza sulla gestione del territorio, nonché con le popolazioni che su esso vivono e svolgono le proprie attività. In tal senso risulta certamente di grande rilevanza l’istituzione degli Osservatori permanenti per gli utilizzi idrici presso ciascuna Autorità di bacino distrettuale.

In conclusione, si auspica che possa proseguire la stagione di opportunità che si è aperta negli ultimi anni con l’attività della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico, il finanziamento del PSRN e del FSC, quello per la realizzazione del Piano Straordinario Invasi, il rifinanziamento del Fondo Investimenti (art 1, co. 140, l 232/2016), la decisiva scelta sulla Subsidenza ma che parallelamente venga sviluppata la innovazione e la relativa ricerca, sviluppandola però in tutte le direzioni in cui essa si articola e manifesta, perché risulta irrinunciabile allo sviluppo del nostro bellissimo Paese.

Infine dobbiamo saper traslare questa esigenza di acqua irrigua nella UE dove, sino ad oggi, le scelte sono state troppo “a trazione” nord europea e con esse le relative risorse, togliendo opportunità all’agricoltura mediterranea tutta ed al “made in Italy” agroalimentare in particolare.

In Regione summit con i vertici Agea

I vertici di Agea questa mattina in Umbria per incontrare direttamente i componenti del Tavolo Verde e fare il punto sui pagamenti non ancora erogati ai beneficiari delle misure del Programma di sviluppo rurale e sullo stato di attivazione del sistema di pagamenti. Nell’ultimo periodo, Agea ha proceduto a pagamenti alle imprese agricole per ulteriori 3 milioni di euro, ma rimangono situazioni particolarmente pesanti per le misure a superficie relative all’annualità 2015, in particolare per l’agroambiente, il benessere animale e biologico.

Tratto dalla notizia pubblicata dal CORRIERE DELL’UMBRIA del 4 maggio 2018