Ad ACQUACAMPUS 2018 si parla di innovazione per l’agricoltura irrigua

ACQUA CAMPUS 2018

10 MAGGIO – RIMINI MACFRUT

GIORNATA NAZIONALE PER L’INNOVAZIONE PER AGRICOLTURA IRRIGUA

In teoria il nostro Paese sarebbe ricco di acqua, in quanto l’afflusso totale medio annuo, costituito dalle precipitazioni meteoriche, risulta di circa 300 miliardi di metri cubi, corrispondente ad una altezza media di precipitazioni di 1.000 mm, superiore alla media europea (circa 650 mm), nonché a quella delle terre emerse (730 mm).

L’evaporazione però restituisce all’atmosfera quasi la metà delle precipitazioni totali.

Inoltre quasi tutti i corsi d’acqua, con forti escursioni nelle portate, durante il periodi delle grandi piogge scaricano a mare imponenti portate di acqua dolce mentre risultano quasi asciutti nel periodo estivo.

La Conferenza Nazionale delle acque del 1971, concluse i lavori asserendo che un consistente aumento di disponibilità delle risorse idriche avrebbe potuto ottenersi solo costruendo serbatoi di regolazione, ipotizzando che le risorse potenziali disponibili, stimate in 110 miliardi di metri cubi, potessero essere raccolte per circa la metà.

Il Ministero Infrastrutture e Trasporti indicava, nel febbraio 2015, l’esistenza 542 grandi dighe con una capacità complessiva di 13,7 miliardi di metri cubi di acqua, peraltro con una età media di quasi 60 anni.

I cambiamenti climatici in atto negli ultimi anni e gli effetti degli stessi sul territorio e sull’agricoltura hanno fatto emergere urgenti necessità di intervento.

Sulla base dei dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (CNR-ISAC) l’estate 2017 in Italia si è classificata al sesto posto tra gli anni più caldi dal 1800, con una temperatura di 1,16 gradi centigradi superiore alla media del periodo di riferimento, ma soprattutto è stato l’anno più secco di sempre, con circa il 31% di acqua in meno della media provocando la siccità più grave da 217 anni.

Il mese di gennaio, iniziato con nevicate record, bufere e piogge eccezionali, sta facendo registrare temperature massime superiori alla media storica anche di 4,5 gradi.

Nel 2018 non sembra che la tendenza si sia invertita, in particolare nel sud del Paese dove la risorsa idrica nella stagione irrigua deriva prevalentemente da serbatoi artificiali (realizzati a compenso pluriennale), a fine aprile 2017 in Puglia i serbatoi della Capitanata contenevano 288,87 milioni di mc, alla stessa data di quest’anno 255,59 milioni di mc, circa l’88% dello scorso anno, 33 milioni in meno, analoghe situazioni anche nelle altre regioni del Mezzogiorno e il 2017 è stato certamente un anno siccitoso.

Si ritiene quindi necessario provvedere da un lato a realizzare serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene al fine di regolare la cospicua quantità di acqua della stagione piovosa e conservare tale risorsa per la stagione irrigua.

Dall’altro lato, risulta non più rinviabile sia ammodernare e razionalizzare le reti consortili per lo scolo delle acque, realizzate per un territorio rurale ormai scomparso, sia completare, ammodernare e rendere più efficienti gli esistenti impianti di irrigazione collettiva.

Da tali necessità è discesa l’esigenza di un Piano nazionale di piccoli e medi invasi, nonché di infrastrutture per razionalizzare l’utilizzo della risorsa, che prevede la realizzazione, in 20 anni, di circa 2.000 interventi, per i quali i Consorzi di bonifica e di irrigazione già dispongono di oltre 400 progetti definitivi ed esecutivi.

Tale piano, predisposto da ANBI, è stato condiviso dall’Unità di Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne ha approvato finalità e specifici obiettivi.

Risulta anche necessario provvedere parallelamente ad incrementare la capacità di invaso con la realizzazione, da parte dei privati, di laghetti collinari, piccoli invasi, vasche, serbatoi.

Si è quindi registrato con viva soddisfazione che la legge di bilancio per l’anno 2018 (L. n. 205/2017) ha disposto il finanziamento di 50 milioni di euro all’anno per 5 anni per un piano straordinario per il Piano Invaso proposto dall’ANBI.

Peraltro risulterebbe di grande importanza avviare un censimento sul territorio nazionale delle vasche e dei piccoli invasi esistenti, infatti mentre esiste, presso il MIT, un elenco delle grandi dighe, non si ha notizia del numero e capacità degli invasi e serbatoi di competenza delle regioni.

Infine va considerato il problema degli interrimenti dei serbatoi, al riguardo, da un lato, vanno considerati gli interventi atti a ridurre tale fenomeno (consolidamenti pendici, inerbimenti, ecc.), dall’altro, risulta importante adeguare le normative vigenti che attualmente prescrivono il conferimento a discarica del materiale estratto, indipendentemente dalla sua composizione, con costi insostenibili in molte realtà.

Ormai in Italia l’esercizio dell’agricoltura non può più prescindere dalla disponibilità di acqua in quantità e qualità adeguata per continuare ad essere competitiva sui mercati internazionali attraverso la produzione delle colture di pregio, tra le quali rientra certamente la frutticoltura, che costituiscono le eccellenze alimentari del nostro Paese il cosiddetto “made in Italy”.

In tale contesto si colloca la carenza di acqua e di cibo in molte aree della terra (ed anche il consistente spreco che comunemente si riscontra nei Paesi cosiddetti civilizzati) risulta la causa principale dei flussi migratori che stanno avvenendo e che sono certamente destinati ad aumentare nei prossimi anni. Inoltre, come già indicato, lo strutturarsi dei cambiamenti climatici purtroppo incrementerà le alluvioni ed i fenomeni siccitosi che già da alcuni anni si presentano con drammatici effetti sui nostri territori.

I Consorzi di bonifica e di irrigazione, che da sempre svolgono il proprio fondamentale ruolo, ormai finalmente riconosciuto, nella difesa del suolo e la razionale gestione delle acque, continuano ad esservi impegnati con sempre maggiore forza, anche grazie alle richiamate opportunità finanziarie che negli ultimi anni si sono aperte, per realizzare interventi tesi a migliorare ed adeguare le opere pubbliche da essi gestite alla nuova realtà territoriale ormai esistente nel Paese. Ma questo non è più sufficiente, è infatti necessario provvedere anche ad aumentare la ricerca e la innovazione in agricoltura irrigua per fare in modo di incrementare e migliorare le produzioni o, quantomeno, mantenere le produzioni attuali ma con un utilizzo minore dei fattori necessari alle coltivazioni (acqua, energia, concimi, pesticidi, ecc) e riducendo costi e sprechi alimentari.

Si ritiene quindi indispensabile investire per sviluppare la razionalizzazione ed il controllo dei sistemi irrigui: le piattaforme di consiglio irriguo, la irrigazione localizzata (anche sotterranea ed arricchita con piani di fertilizzazione), incrementare la integrazione con le informazioni provenienti da reti di stazioni meteorologiche e sensori privati (anche con utilizzo di droni e dati satellitari). Risulta anche importante incentivare il monitoraggio in tempo reale del livello dei canali di scolo in modo da allertare per tempo le popolazioni dei territori in caso di eccezionali precipitazioni. È auspicabile ottenere una sempre maggiore concertazione e condivisione dei dati tra tutti i soggetti che hanno competenza sulla gestione del territorio, nonché con le popolazioni che su esso vivono e svolgono le proprie attività. In tal senso risulta certamente di grande rilevanza l’istituzione degli Osservatori permanenti per gli utilizzi idrici presso ciascuna Autorità di bacino distrettuale.

In conclusione, si auspica che possa proseguire la stagione di opportunità che si è aperta negli ultimi anni con l’attività della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico, il finanziamento del PSRN e del FSC, quello per la realizzazione del Piano Straordinario Invasi, il rifinanziamento del Fondo Investimenti (art 1, co. 140, l 232/2016), la decisiva scelta sulla Subsidenza ma che parallelamente venga sviluppata la innovazione e la relativa ricerca, sviluppandola però in tutte le direzioni in cui essa si articola e manifesta, perché risulta irrinunciabile allo sviluppo del nostro bellissimo Paese.

Infine dobbiamo saper traslare questa esigenza di acqua irrigua nella UE dove, sino ad oggi, le scelte sono state troppo “a trazione” nord europea e con esse le relative risorse, togliendo opportunità all’agricoltura mediterranea tutta ed al “made in Italy” agroalimentare in particolare.

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